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  >  Pensieri   >  AFFETTI A DISTANZA. CON I NUOVI STRUMENTI DI COMUNICAZIONE SIAMO DAVVERO PIU’ VICINI?
cabina telefonica rossa inglese

Un tempo vivere lontano dalla propria famiglia e dai propri affetti poteva voler dire restare in attesa di notizie per giorni, settimane o addirittura mesi. Basti pensare a tanti dei nostri nonni e bisnonni che sono partiti verso paesi sconosciuti, con le valigie zeppe di sogni e speranze, alla ricerca di un futuro migliore. Una volta giunti a destinazione non potevano certo avvisare del loro arrivo con un messaggio su WhatsApp.

Oggi abbiamo la fortuna di vivere in un mondo interconnesso. Un mondo in cui è possibile comunicare con chiunque da qualsiasi parte del pianeta. Un mondo in cui è diventato più difficile isolarsi che interagire. Ma tutte le nuove tecnologie e i nuovi strumenti di comunicazione hanno davvero ridotto le distanze?

Da nipote di emigrati italiani mi sono trovata da sempre a vivere i legami affettivi a distanza. Per me è sempre stata la normalità. All’inizio degli anni ’90 ci si affidava alle telefonate. Centellinate, non più di una settimana e sempre con l’orologio sottomano. Perché per l’operatore telefonico di turno (che poi ai tempi era lo stesso per tutti) non faceva differenza se a te mancavano i nonni, i genitori, i cugini e gli zii. Chiamare all’estero era costoso e ogni minuto comportava una bolletta più salata alla fine del mese.

Poi, con l’avvento di internet qualcosa è cambiato. La prima grande rivoluzione è arrivata con le e-mail. Non era più necessario mandare bigliettini di auguri con il dubbio che si perdessero o che il contenuto venisse sottratto, ma si potevano inviare e-mail animate e personalizzate che venivano recapitate nel giro di pochi minuti. E poi ci si potevano scambiare le fotografie. Non si doveva più aspettare il primo periodo di ferie disponibile per vedere la faccia del nuovo cuginetto appena nato. Tutti i progressi del nuovo arrivato potevano essere ammirati quasi in tempo reale: il primo bagnetto, le prime pappe, i primi sorrisi. E persino la prima pupù sul vasino. Perché è così, quando hai un nuovo strumento che ti permette di sentirti più vicino a qualcuno a cui vuoi bene ti lasci prendere la mano e ti scambi qualsiasi cosa. Ancha la prima pupù.

Il vero punto di svolta, però, è coinciso con la diffusione di Skype. Finalmente si poteva parlare guardando negli occhi la persona dall’altro lato del PC. Diciamocelo, i primi tempi le immagini erano sgranate, la connessione a internet si pagava ancora al minuto e la maggior parte delle volte le chiamate si interrompevano a metà. Però c’era del potenziale e l’avevamo tutti capito. Nel giro di qualche anno è arrivata l’ADSL, sono state introdotte le tariffe telefoniche che includevano internet e sono diventati sempre più diffusi quelli che io chiamo i “pre-social”. Su tutti MSN Messenger, che con i suoi trilli ha accompagnato l’adolescenza di tantissimi ragazzi nati tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90.

Tuttavia, i due maggiori traguardi nella mia vita di relazioni a distanza sono stati lo smartphone e WhatsApp. Oggi, in qualsiasi momento della giornata, ovunque mi trovi, posso decidere di inviare un messaggio, una foto o fare una chiamata dall’altra parte del mondo. E questo senza spendere un euro in più di quello che la mia tariffa telefonica prevede (che io paghi uno sproposito perché sono troppo pigra per cambiarla è un’altra storia..).

Quello che oggi è realtà, trent’anni fa potevamo solo sognarlo. O forse non ci riuscivamo nemmeno. Ma, tornando alla domanda iniziale, tutti i nuovi strumenti di comunicazione hanno davvero ridotto le distanze?

Sì! Un tempo mia madre chiamava i suoi genitori una volta a settimana. Oggi io le scrivo decine di messaggi al giorno, le telefono quando esco dall’ufficio e le mando qualsiasi genere di fotografia: selfie, outfit, panorami e anche la pizza del venerdì sera. Giusto per farle venire un po’ invidia perché, si sa, la vera pizza italiana all’estero non la trovi.

Nonostante questo, le distanze continuano a farsi sentire. Perché siamo umani. E per quanto siamo fortunati ad avere tutte queste tecnologie che ci supportano e ci fanno sentire più vicini, niente potrà mai rimpiazzare il calore di un abbraccio, l’intesa che passa in uno sguardo e la gioia della condivisione.

Dio benedica i social, gli strumenti di comunicazione all’avanguardia e le nuove tecnologie, ma adesso aspettiamo con ansia l’invenzione del teletrasporto.

Comments:

  • 29 Dicembre 2020

    Come promesso, sono venuta a leggere il tuo blog e mi piace un sacco!!! Hai fatto veramente un ottimo lavoro Moira! Complimentoni! La prossima volta che tornerò in Alsazia tra l’altro, saprò dove documentarmi per non perdermi nulla! Un bacione, Marta

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